Notizie storico-critiche
Diane Arbus, nata Nemerov (New York, 1923), inizia a fotografare negli anni quaranta. Insieme al marito Allan Arbus avvia uno studio di fotografia di moda in cui lavora come stylist, continuando contemporaneamente a condurre ricerche personali. Nel 1960 alcune sue fotografie compaiono per la prima volta su “Esquire” e nel decennio successivo, lavorando anche per “Harper’s Bazaar” e altre riviste, pubblica più di cento immagini, fra cui ritratti e servizi fotografici, alcuni dei quali nati da progetti personali, a volte accompagnati da testi che lei stessa scrive. Negli anni cinquanta, come la maggior parte dei suoi contemporanei, utilizza una 35mm, ma nel 1962 passa alla Rolleiflex, all’epoca considerata la macchina del fotografo di moda per eccellenza. La posizione del mirino, all’altezza della vita, le permette di mantenere il contatto visivo con la persona fotografata. Spesso i suoi soggetti guardano l’obiettivo mostrandosi implicitamente consapevoli di partecipare alla creazione del ritratto. Il formato 6 x 6 contribuisce a raffinare quello stile solo in apparenza semplice, classico e formale, che è uno dei tratti distintivi del suo lavoro. Per il progetto American Rites, Manners and Customs Arbus riceve due Guggenheim Fellowships, nel 1963 e nel 1966. In quegli anni viaggia attraverso gli Stati Uniti fotografando gare, festival, riunioni pubbliche e private, individui ritratti nella loro veste professionale o nel tempo libero, ma anche foyer di hotel, camerini, salotti, da lei definiti come parte delle “cerimonie significative del presente”: “Questi sono i nostri sintomi e i nostri monumenti”, scrive nella presentazione originale del progetto. “Io voglio semplicemente salvarli perché quello che oggi è cerimonioso, strano o banale diverrà leggendario domani”. Sebbene nel corso della sua vita abbia esposto in un numero limitato di mostre, le sue fotografie di quegli anni attirano grande attenzione, soprattutto quando vengono presentate, accanto alle opere di Lee Friedlander e Garry Winogrand, nella celebre mostra “New Documents”, curata da John Szarkowski nel 1967 al Museum of Modern Art di New York. Le tematiche coraggiose e l’approccio alla fotografia di Arbus sono salutati come rivoluzionari. I suoi ritratti di coppie, bambini, artisti del circo, nudisti, famiglie del ceto medio, travestiti, passanti, fanatici, eccentrici e celebrità rappresentano un’allegoria dell’America del dopoguerra, un’esplorazione del rapporto fra apparenza e identità, illusione e fede, teatro e realtà. Nel luglio 1971 Diane Arbus si toglie la vita. Nel corso di una carriera durata poco più di quindici anni Arbus ha prodotto un corpus di opere che per stile e contenuto le hanno assicurato un posto tra i fotografi più importanti e significativi dei nostri tempi.