Avedon, Richard

Note biografiche
1923-2004
Forme varianti
Richard Avedon (1923-2004)
Notizie storico-critiche
Richard Avedon (1923-2004) nasce a New York da una famiglia russa di origini ebree. Impara a fotografare da giovane e all’età di dodici anni si iscrive al YMHA Camera Club. Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, entra nella Marina mercantile con il ruolo di “Photographer’s Mate Second Class”. Scattando le foto di identità dei membri dell’equipaggio con la sua Rolleiflex biottica – un regalo del padre – approfondisce la conoscenza tecnica del mezzo e comincia a elaborare uno stile dinamico. Nel 1945 apre il proprio studio e inizia a lavorare come freelance per numerose riviste. Ben presto diventa il fotografo principale di “Harper’s Bazaar”. Da qui, con il sostegno dell’art director Alexey Brodovitch, comincia la sua vertiginosa ascesa alle vette della professione. Il suo approccio alla fotografia di moda è assolutamente originale: le modelle sono colte in tutte le loro espressioni, ridono, sorridono, spesso posano in movimento. Ispirandosi a Martin Munkácsi, reporter e fotografo di moda ungherese, Avedon ritrae i suoi soggetti e le tendenze di stile nei nightclub, per le strade o al circo, e in altri ambienti all’epoca inusuali. Fin dagli esordi realizza anche ritratti per la pubblicazione, che appaiono sulle pagine di “Harper’s Bazaar”, “Theater Arts”, “Life” e “Look”. Avedon è da sempre affascinato dalla capacità della fotografia di suggerire la personalità ed evocare la vita dei peronaggi ritratti; solo di rado li idealizza, più spesso ne presenta il volto in totale chiarezza, quasi si tratti di una sorta di paesaggio. Registra pose, atteggiamenti, acconciature, abiti e accessori come fossero elementi vitali, persino rivelatori di un individuo. Nel 1965 interrompe la collaborazione con “Harper’s Bazaar” e comincia un lungo rapporto professionale con “Vogue”, che durerà fino al 1988. Instaura in seguito una straordinaria partnership creativa con la rivista francese “Egoïste” e con “The New Yorker”; sulle pagine di questi periodici consolida il proprio formalismo, producendo immagini sempre più dinamiche e teatrali. Man mano che la sua fama aumenta e la sua cifra stilistica si evolve, Avedon si rivolge con sempre maggiore esclusività a grandi progetti di ritratti, intesi come mezzo per esplorare temi di interesse culturale, politico o personale. Nel 1963-1964 si dedica al movimento per i diritti civili nel sud degli Stati Uniti. Durante la guerra del Vietnam fotografa studenti, ma anche artisti e attivisti della controcultura e vittime della guerra, sia in patria sia in Vietnam. Nel 1976, su incarico della rivista “Rolling Stone” produce The Family, una serie di ritratti dell’élite del potere americano in occasione delle elezioni presidenziali coincidenti con il Bicentenario degli Stati Uniti. Nel 1985 realizza la sua opera più importante, In the American West. La classe operaia americana – macellai, minatori, detenuti e cameriere – è fotografata con una cura estrema del particolare, usando la macchina di grande formato e lo sfondo bianco tipici dello stile maturo dell’artista. Tuttavia, anche se all’apparenza risultano minimalisti e oggettivi, questi ritratti – come sottolinea lo stesso Avedon – non vanno letti come semplici inventari di individui; anzi, egli afferma: “il momento in cui un’emozione o un fatto è trasformato in fotografia, non è più un fatto ma un’opinione”.
Note
p. 32; p. 128
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