Bustos, Adriana

Note biografiche
1965-
Forme varianti
Adriana Bustos (Bahía Blanca, 1965-)
Notizie storico-critiche
Nata nel 1965 a Bahía Blanca, città affacciata sull’oceano a sud-est di Buenos Aires, Adriana Bustos si diploma alla Escuela de Bellas Artes Figueroa Alcorta e si laurea in psicologia presso l’Universidad Nacional de Córdoba, dove si stabilisce una volta terminati gli studi e dove attualmente risiede. I suoi lavori offrono una visione diretta della città e degli abitanti, restituendo al contempo una lucida riflessione sulla più ampia realtà sociale che investe l’Argentina. Interessata anche a pratiche di tipo documentaristico, utilizza fotografia e video quali mezzi primari della sua ricerca, pur accompagnando i propri lavori con numerosi interventi grafici e pittorici che alle volte sono uno strumento narrativo, altre il mezzo privilegiato di rappresentazione di un universo interiore, onirico. Profondamente colpita dagli effetti della disastrosa crisi economica che ha investito l’Argentina nel 2001, Adriana Bustos dà avvio due anni più tardi all’ampio 4 x 4 Project con cui intende occuparsi del fenomeno dei “cartoneros”, che percorrono le strade di Córdoba con i loro carretti raccogliendo carta e cartoni abbandonati. Alternativa alle quattro ruote e metafora dell’oppressa condizione esistenziale dei carrettieri, i cavalli e i muli diventano presto il soggetto centrale delle successive ricerche dell’artista, nonché il nucleo portante di un sistema concettuale particolarmente complesso. Nella sua Antropología de la mula, progetto avviato nel 2007, l’artista propone l’immagine di questi animali come base per una rappresentazione dialettica dello sfruttamento del lavoro attraverso i secoli. Secondo il parallelismo con cui è costruita l’intera serie, i muli – un tempo allevati a Córdoba per le miniere d’argento di Potosí – sono posti in relazione con i nuovi “mulas”, termine con cui si identificano i trasportatori di droga, l’anello più debole della catena internazionale del narco-traffico. Secondo le ricerche riportate dall’artista, nel 60% dei casi le donne recluse nella prigione femminile di Córdoba sono state internate per traffico di droga. Adriana Bustos raccoglie le loro testimonianze, che rielabora in una serie di dittici di forte intensità. La rappresentazione delle esperienze delle donne argentine diventa così uno specchio entro cui scorgere i più ampi meccanismi della società globale.
Note
pp. 32-37; pp. 164-165
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