Davidson, Bruce

Note biografiche
1933-
Forme varianti
Bruce Davidson (1933-)
Notizie storico-critiche
Figura di spicco dell’agenzia fotografica Magnum, Bruce Davidson (1933, Oak Park, Illinois) muove i primi passi della sua lunga carriera ancora bambino, grazie alla camera oscura che la madre ha allestito per lui nel seminterrato di casa. Appena adolescente, inizia a esplorare con la macchina fotografica le strade di Chicago e a sedici anni la Kodak National High School gli conferisce il primo dei numerosi premi che riceverà nell’arco della sua carriera. Finita la scuola, studia fotografia al Rochester Institute of Technology e frequenta in seguito la Yale University dove diviene allievo, tra gli altri, del pittore Josef Albers. Durante il servizio militare, di stanza a Parigi, realizza la serie Widow of Montmartre (1956) e conosce Henri Cartier-Bresson, oggi ritenuto dal fotografo americano uno dei suoi principali punti di riferimento, insieme a William Eugene Smith, Robert Frank e Diane Arbus. Nel 1957, lasciato l’esercito e rientrato negli Stati Uniti, lavora come freelance prima per “Life”, poi per la Magnum, della quale diviene membro effettivo nel 1959. Produce in questi anni importanti serie come The Dwarf (1958), dedicata al circo, e Brooklyn Gang (1959), un intimo racconto delle tensioni che attraversano la vita della gang newyorchese dei Jokers. La Guggenheim Fellowship ricevuta nel 1962 lo aiuta a portare a compimento uno dei suoi più ambiziosi progetti, orientato a documentare gli eventi e le conseguenze del Movimento per i diritti civili. Realizzate tra il 1961 e il 1965 in diversi stati americani, le fotografie – tra le quali anche Black Americans, New York City (1962) – documentano il clima di determinazione, le battaglie cruciali, le cause e gli effetti di una lotta epocale incentrata sulla rivendicazione dei diritti degli afroamericani. Nel 1965 un lavoro su commissione lo porta in Europa, dove realizza un portfolio su una comunità di minatori del Galles. Dopo una mostra personale al Museum of Modern Art di New York nel 1963, Davidson riceve nel 1966 un nuovo prestigioso riconoscimento: quello del National Endowment for the Arts, per la prima volta assegnato a un fotografo. Il premio permette a Davidson di dedicare i due anni successivi a quella che diverrà la sua ricerca più nota: East 100th Street. La serie racconta la realtà di un caseggiato dell’East Harlem noto per il degrado abitativo, di cui il fotografo ha frequentato giorno dopo giorno strade e abitanti, stabilendo con questi ultimi un rapporto tale da avere accesso al privato delle loro case. L’uso della fotocamera di grande formato con cavalletto e telo nero, preferita in questa occasione alla più agevole Leica, ha comportato un elevato grado di coinvolgimento dei soggetti, la cui condizione di povertà trapela dalle immagini senza mai offuscarne la dignità. Nel 1970 East 100th Street è stato esposto al Museum of Modern Art e pubblicato per la prima volta.
Note
p. 56; p. 130
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