Notizie storico-critiche
Roy DeCarava (1919-2009) è uno dei più importanti interpreti della New York afroamericana degli anni cinquanta. Nato ad Harlem, ha fotografato per più di sessant’anni la quotidianità e la vita notturna della sua città, immortalando sia persone comuni sia personaggi straordinari del mondo del jazz, come John Coltrane e Louis Armstrong. Per aiutare la madre, che lo ha cresciuto da sola, svolge da giovane diversi lavori, finché ottiene una borsa di studio in pittura al Cooper Union Institute. A causa dell’atteggiamento discriminatorio messo in atto dal corpo docente bianco, dopo due anni lascia l’istituto per l’Harlem Art Center. Dopo un breve periodo nell’esercito lavora come illustratore e stampatore, continuando a coltivare la passione per la pittura e il disegno. È per documentare i suoi lavori che nel 1946 acquista una macchina fotografica, destinata a diventare il mezzo d’espressione che nel 1952 lo renderà il primo fotografo nero a vincere una Guggenheim Fellowship. La borsa ottenuta gli permette di dedicarsi per un intero anno a un suo progetto, che sarà pubblicato nel 1955 nel volume The Sweet Flypaper of Life con un testo del poeta Langston Hughes. In questo corpo di opere, come nel lavoro dei decenni successivi, DeCarava rifugge da intenti sociologici o politici per cogliere la vita delle comunità newyorchesi attraverso immagini intime e cariche d’affetto, senza mai indulgere in sentimentalismi. L’oscurità che contraddistingue molte delle sue fotografie in bianco e nero, realizzate sempre in condizioni di luce ambientale, è in realtà composta da un’ampia varietà di grigi, particolarmente ricca nella parte bassa della scala tonale, divenuta un
tratto distintivo del suo lavoro. L’approccio alla stampa sviluppato dall’artista è basato su un uso raffinato delle sfumature, in opposizione alle stampe fortemente contrastate di molta fotografia dell’epoca. Lavorando con estrema accuratezza su questi diversi piani, DeCarava lascia emergere dalle immagini un senso di umana dignità, insieme agli aspetti dolceamari della vita quotidiana. Nei primi anni sessanta la fotografia Dancers è inclusa dall’artista in The Sound I Saw, un libro in cui affianca alle immagini un poema a versi liberi che lui stesso ha composto. Il volume, dedicato all’esperienza della musica e del jazz, è divenuto una pietra miliare nella fotografia americana. Scattata nel 1956 in un social club della Fifth Avenue, la fotografia mostra due uomini in una posa sospesa, mentre ballano musica jazz alla vecchia maniera del vaudeville. A proposito della tensione e dell’energia che contraddistinguono questa immagine,
il fotografo ha spiegato: “le loro figure mi ricordano la vera esperienza di vita dei neri, e il loro bisogno di mettersi in una posizione scomoda, difficile ... di svilirsi per poter sopravvivere, per andare avanti. Ma allo stesso tempo c’è qualcosa in queste figure ... qualcosa di davvero creativo, nella migliore accezione del termine ... sono individui sofisticati e moderni. Vivono in modo libero, pieno ... c’è questo tipo di qualità...” (Roy DeCarava Photographs, The Friends of Photography, 1981). Nei suoi sessant’anni di carriera DeCarava ha affinato senza sosta la propria sensibilità estetica, spesso usata come veicolo per un’acuta capacità di osservazione sociale, sviluppando una visione unica e appassionata nella fotografia creativa americana.