Miyamoto, Ryuji

Note biografiche
1947-
Forme varianti
Ryuji Miyamoto (Tokyo, 1947-)
Notizie storico-critiche
Miyamoto ha raggiunto la notorietà nel 1986 con la straordinaria serie Architectural Apocalypse, una raccolta di fotografie di costruzioni fatiscenti ed edifici demoliti a seguito del processo di modernizzazione delle città. Il suo lavoro offre uno sguardo d’insieme sulle trasformazioni del paesaggio nelle città giapponesi, ma non mancano serie realizzate in altri Paesi, come quella relativa alla demolizione del teatro Schauspielhaus di Berlino Est o Kowloon Walled City (1988), una riflessione sul degrado e la demolizione dei noti condomini fatiscenti di Hong Kong. Sebbene Miyamoto abbia rivolto attenzione anche agli aspetti sociali del vivere urbano, come in Cardboard Houses (1994), che ritrae i ripari di fortuna costruiti con pezzi di cartone dai senzatetto, il tema ricorrente è quello della fase finale della vita dei palazzi: la loro demolizione, sia essa dovuta a disastri naturali o a razionali pianificazioni. Riflettendo sulla transitorietà implicita nell’architettura, Miyamoto non intende muovere critiche alla società e neppure alla politica. Si propone piuttosto di documentare ciò che “non c’è più” o ciò che “non c’è ancora”, una sospensione spazio-temporale, la pausa che intercorre tra perdita e rinnovamento, quella condizione momentanea e ineluttabile che determina i cambiamenti del futuro. Osservando le fotografie, dalla composizione rigorosa e dal bianco e nero raffinato, non si può fare a meno d’immaginare la vita di quel posto, quella passata e quella futura. Nel 1995 Miyamoto è scioccato dal terribile sisma di Kobe, il grande terremoto Hanshin, e si sente costretto a raggiungere la città. La serie Kobe 1995 After the Earthquake è una documentazione toccante sulla “morte di una città”. Nonostante la consapevolezza della transitorietà del momento immortalato – quello successivo alla catastrofe e precedente alla ricostruzione – le fotografie di Miyamoto sembrano senza tempo. L’assenza di esseri umani, la scelta del punto di vista a livello dello sguardo, l’immobilità delle nuove forme assunte dai palazzi devastati con i loro cumuli di materiali stratificati, tutto suggerisce allo spettatore la sensazione di essere l’unico sopravvissuto, l’ultimo essere umano che si aggira in un mondo ormai finito.
Note
pp. 86; 212-213
Unesco Creative Cities
logo creative bianco
Network
logo amaci bianco
Powered by SICAPWeb
Soci fondatori
logo comune di Modena logo fondazione Modena unimore logo