Restiffe, Mauro

Note biografiche
1970-
Forme varianti
Mauro Restiffe (São José do Rio Pardo, 1970-)
Notizie storico-critiche
Dopo aver studiato Cinema all’Università di San Paolo, nel 1994 Mauro Restiffe si trasferisce a New York per seguire il corso dell’International Center of Photography. L’interesse verso gli aspetti tradizionali del linguaggio fotografico e per la posizione che la fotografia occupa nel campo delle arti visive lo ha spinto a prediligere l’uso del bianco e nero, abbandonato da oltre un decennio dalla fotografia di ricerca in favore del colore. Ciò che del bianco e nero più attira Restiffe è la possibilità di creare una distanza dal reale, di stabilire un grado di astrazione che renda atemporale l’immagine e ne amplifichi la valenza dei significati, pur mantenendo con la realtà quello stretto rapporto indicale sul quale tutta la tradizione documentaria si è sviluppata. Su tale ambiguità l’artista fonda il suo approccio concettuale e analitico, con il quale esplora tematiche differenti che spaziano dall’architettura a fenomeni sociali e storici. Emblematica in tal senso la serie Empossamento, realizzata nel 2003 a Brasilia nella giornata inaugurale della presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva. Nelle fotografie le architetture della città, i suoi spazi aperti, le forme cristalline delle strutture di Oscar Niemeyer fanno spesso da sfondo ad assembramenti di folla festante. Le inquadrature ampie e distanti si uniscono al bianco e nero nel produrre un effetto di atemporalità: sebbene si sappia esattamente il giorno in cui sono state scattate, le immagini ne richiamano altre inscritte nella tradizione documentaria di eventi storici, come ad esempio le fotografie che negli anni sessanta hanno raccontato le grandi manifestazioni di massa negli Stati Uniti. Grazie a questo procedimento l’evento storico diviene pretesto per aprire interrogativi di diversa natura: sul rapporto tra essere umano e paesaggio, sulle relazioni tra individuo e potere e tra singolo e massa, sulla rappresentazione stessa della storia.
Note
pp. 96-99; pp. 179-180
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