Shore, Stephen

Note biografiche
1947-
Forme varianti
Stephen Shore (1947-)
Notizie storico-critiche
Considerato uno tra i più importanti pionieri del colore, Stephen Shore (1947) si è avvicinato alla fotografia con sorprendente precocità. La passione per la stampa, nata grazie a un kit Kodak regalatogli da uno zio, lo ha spinto a utilizzare la camera oscura e a scattare fotografie ancor prima di aver compiuto i dieci anni. Quando, quattordicenne, contatta Edward Steichen per mostrargli il suo lavoro, il direttore del dipartimento di fotografia del MoMA acquista tre opere per il museo. Artista emergente nella scena concettuale newyorchese, Shore trascorre gli ultimi anni dell’adolescenza immerso nella vita della Factory di Andy Warhol, che documenta in una serie di fotografie in bianco e nero pubblicate, nel 1995, nel volume The Velvet Years. Warhol’s Factory 1965–1967. A ventiquattro anni è il primo fotografo vivente a cui il Metropolitan Museum of Art dedica una mostra personale. Gli anni settanta segnano un punto di svolta nel suo lavoro: tra il 1972 e il 1973 viaggia per gli Stati Uniti con una fotocamera 35mm e pellicole a colori. Risultato del progetto, intitolato American Surfaces, è un ampio insieme di immagini che, emulando lo stile dell’istantanea, ritraggono tutto ciò che Shore ha incontrato in viaggio: dalle stanze in cui ha dormito ai pasti consumati, a persone, strade, stazioni di servizio, motel, costruzioni, automobili e parcheggi. Ponendosi controcorrente rispetto alle consuetudini artistiche dell’epoca, Shore decide di continuare a utilizzare pellicole a colori, prerogativa della fotografia amatoriale e commerciale, passando però a una fotocamera di grande formato, prima 10x12 e poi 20x25. Tra il 1973 e il 1981 compie una nuova serie di viaggi nel Paese che daranno vita a Uncommon Places, un progetto (cui le opere entrate in collezione appartengono) da lui inteso come diario di un viaggio, non solo fisico ma soprattutto orientato a esplorare l’esperienza della visione. L’editore Aperture ne pubblica nel 1982 una prima selezione di quaranta fotografie che, sebbene richiamino American Surfaces per la tipologia di soggetti, testimoniano l’evoluzione formale dovuta al grande formato: l’approccio è più meditato e la superficie del negativo condensa una straordinaria densità di informazioni. Tra le fotografie di paesaggio, Holden street, North Adams, Massachusetts (1974) viene scelta come copertina del libro. Con uno stile privo di qualsiasi enfatizzazione – che gli vale la partecipazione alla mostra “The New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape” (1975) – e una straordinaria resa della luce, l’opera di Shore coglie le trasformazioni che la cultura del consumo ha inflitto al paesaggio degli Stati Uniti, dove pali, cavi elettrici, neon e cartelloni pubblicitari hanno per sempre compromesso l’immagine tradizionale della wilderness americana. Ancora prima di essere ripubblicato da Aperture in versione ampliata con il titolo Uncommon Places: The Complete Work (2004), il lavoro di Shore è divenuto un classico, aprendo la strada della fotografia a colori di grande formato agli artisti dei decenni successivi.
Note
p. 92; pp. 132-133
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