Notizie storico-critiche
Nata a Nuova Delhi, dove vive ancora oggi, Dayanita Singh ha studiato fotogiornalismo all’International Center of Photography di New York. Dalla fine degli anni ottanta ha lavorato per oltre un decennio come reporter, realizzando servizi sull’India per importanti testate internazionali quali il “New York Times”. Guidata da un genuino interesse per le persone e da un profondo rispetto per qualsiasi ambiente sociale, ha affinato negli anni uno stile fotografico a un tempo documentario e poetico, sempre più lontano dal linguaggio giornalistico. La serie dei Family Portraits è nata nel 1996 come reazione alle continue richieste di reportage sulle disgrazie dell’India ed esplora l’ambiente dell’alta borghesia indiana in cui Singh stessa è cresciuta. Il genere del ritratto, che contraddistingue tutta la sua ricerca insieme all’uso del bianco e nero, si svuota della presenza umana nella serie Chairs (2000-2003) e nella raccolta Privacy (Steidl, 2003) per evolvere in anni recenti in una ricerca sul paesaggio (Interior Landscapes, 2000-2005) che nella serie Dream Villa (2008) si accende per la prima volta di colori saturi, dovuti all’illuminazione artificiale notturna. Il suo lavoro fotografico ha trovato spesso forma congeniale nella realizzazione di libri d’artista: di straordinaria intensità Sent a Letter (Steidl, 2007), un cofanetto che raccoglie sette libriccini a fisarmonica di sole immagini realizzate in diverse città indiane, dedicati ciascuno a una persona cara cui sono indirizzati come fossero lettere aperte, e Myself Mona Ahmed (Scalo Publishers, 2001), esito dell’amicizia durata tredici anni con un eunuco di Mumbai, autore dei testi inclusi nel libro.