Notizie storico-critiche
Il ruolo preminente che Aaron Siskind (1903-1991) ha ricoperto nella fotografia statunitense è dovuto non solo all’originalità del suo lavoro, capace di inserirsi a pieno titolo nella nuova scena artistica del dopoguerra, ma anche al fondamentale apporto che l’autore ha saputo dare nel campo dell’insegnamento della fotografia. Nato a New York da una famiglia ebrea di immigrati russi e impiegato come insegnante d’inglese alla scuola secondaria statale, si avvicina alla fotografia nel 1929 quando riceve come dono di nozze la sua prima fotocamera. Attratto fin da subito da questo nuovo mezzo, nel 1932 si iscrive alla Workers Film and Photo League, circolo fotografico tra i più attivi e impegnati di New York. Benché non ne condivida la rigida impostazione politica – se ne distaccherà nel 1935 per ritornare poco dopo – Siskind trova nel gruppo un profondo stimolo creativo, collaborando a lavori collettivi di impianto sociale che documentano la vita quotidiana delle classi operaie, così come delle comunità più svantaggiate. Ne è un esempio la serie Harlem Document, terminata nel 1940, che rimane uno dei suoi lavori più celebri del periodo. Negli anni quaranta la ricerca di Siskind attraversa una radicale evoluzione: nel 1943 lascia definitivamente la Photo League e inizia a interrogarsi in modo approfondito sul valore estetico dell’immagine, sperimentando una fotografia creativa e spontanea, priva di qualsiasi intento narrativo, che diventerà ben presto il tratto distintivo del suo lavoro. I soggetti sono apparentemente insignificanti: oggetti quotidiani, muri e superfici urbane, elementi naturali, porzioni isolate di realtà che compongono un infinito universo di ricerca, un insieme di segni e forme primitive che l’autore trasforma in composizioni geometriche dalla forte valenza metaforica. Pur conservando lo stile diretto (straight) che ha contraddistinto la sua prima produzione, le fotografie di Siskind rivelano ora un livello inesplorato di significato, proprio dell’immagine stessa, e capace di un’autonoma forza espressiva. “Quando scatto una fotografia”, dichiara l’autore in un simposio tenuto nel 1950 al MoMA di New York, “voglio che sia un oggetto completamente nuovo, completo e indipendente, la cui condizione di base sia l’ordine – a differenza degli eventi e dei fatti del mondo la cui condizione permanente è il cambiamento e il disordine”. Distante dalle ricerche di molta fotografia del periodo, la sua opera condivide piuttosto lo spirito di artisti come Franz Kline, Barnett Newman e Willem de Kooning, protagonisti di una nuova tendenza artistica, l’espressionismo astratto, di cui Siskind sarà considerato l’unico esponente fotografo. Nel 1951 raggiunge Harry Callahan all’Institute of Design di Chicago, dove rimane per oltre vent’anni occupandosi del corso di fotografia. Nel 1959 è nominato capo di dipartimento, mentre dal 1971 insegna presso la Rhode Island School of Design. Pioniere di un modello didattico basato sullo sviluppo di una pratica artistica soggettiva, nel 1963 concorre a fondare la Society of Photographic Education. Le sue fotografie, ampiamente celebrate da musei e istituzioni internazionali, così come i suoi metodi e le sue visioni, continuano ancora oggi a ispirare generazioni di artisti e docenti.