Sundaram, Vivan

Note biografiche
1943-
Forme varianti
Vivan Sundaram (Shimla, 1943-)
Notizie storico-critiche
Nipote della celebre artista indiana Amrita Sher-Gil (1913-1941), Vivan Sundaram nasce a Shimla nel 1943 e cresce in un ambiente familiare profondamente intriso di suggestioni artistiche e letterarie. Diplomato in Pittura all’Università di Baroda e alla Slade School di Londra, nel 1970 fa ritorno in India e si stabilisce a Nuova Delhi, dove tuttora risiede. L’attivismo con cui aderisce ai movimenti studenteschi degli anni sessanta caratterizza anche le sue prime opere, con serie come The Discreet Charm of the Bourgeoisie o The Indian Emergency. Se negli anni ottanta la pittura figurativa di Sundaram è tesa a delineare una nuova coscienza storica sull’identità del cosiddetto Terzo Mondo, dal decennio successivo l’artista inizia ad approcciare nuovi mezzi espressivi – scultura, installazione, video e fotografia – creando opere di forte impianto politico in continuo dialogo con le problematiche della realtà contemporanea. Dal 1997 porta avanti un ampio lavoro seriale intitolato Trash, che esplora le implicazioni sociali ed estetiche dei rifiuti e dei beni riciclati: metafore degli effetti di un consumismo globale sempre più frenetico, le sue installazioni sono composte da complesse costruzioni di detriti urbani, moderni ready-made che proiettano inquietanti paesaggi antropici. Su una linea del tutto differente si sviluppa il progetto Re-take of Amrita (2001), che porta l’artista a relazionarsi con la sua personale storia familiare. Composto da una serie di fotomontaggi digitali, il lavoro è il risultato di un progetto “collettivo” idealmente realizzato con Umrao Singh Sher-Gil (1870-1954), nonno dell’autore e fotografo amatoriale, che negli anni documentò la sua famiglia con una corposa serie di ritratti. Attraverso ripetuti interventi digitali Sundaram orchestra le fotografie d’archivio di Umrao, entrando negli spazi domestici della famiglia Sher-Gil e, come un regista, mettendone in scena i personaggi nei diversi momenti della loro vita. Ricorrenti nelle diverse immagini, i protagonisti di queste “finzioni storiche” sono Umrao, testimoniato da una serie di narcisistici autoritratti, la bellissima moglie ungherese Marie Antoinette e le due figlie: Amrita, carismatica pittrice dell’epoca dell’Indipendenza, e Indira, musicista e madre di Vivan. Di volta in volta l’artista rimonta le scene mettendo in relazione personaggi, ambienti e oggetti e creando al contempo lo spazio per numerosi livelli di lettura. Se da un lato si tratta di ricostruzioni biografiche dove sono resi evidenti i diversi rapporti interni alla famiglia così come le vicende dei singoli componenti, dall’altro le fotografie aprono a riflessioni su temi sociali oppure universali – dal narcisismo alla sensualità, dall’atteggiamento provocatorio di Amrita al suo complesso rapporto con la cultura europea fino alla scelta di lavorare per un’arte indiana moderna. Ironiche e impossibili, le immagini di Sundaram vanno al di là del proprio valore documentario, restituendo tutto il sapore di un tempo passato e il fascino di un mondo che non è più possibile afferrare.
Note
pp. 132-141; pp. 187-188
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