Notizie storico-critiche
Edward Weston (1886-1958) è una delle figure che maggiormente hanno influenzato la fotografia americana del Novecento. Nato a Highland Park, Illinois, avvia la sua carriera come fotografo itinerante e ritrattista. Nonostante l’alta considerazione di cui arriva a godere il suo lavoro nell’ambiente pittorialista del tempo – espressa da numerose mostre e dall’invito al London Salon of Photographers – negli anni venti stravolge completamente i propri canoni visivi, dando avvio a un percorso di ricerca che lo porterà a divenire, nel giro di pochi anni, uno dei massimi promotori della straight photography. Nel 1923, insieme alla compagna e fotografa Tina Modotti, si trasferisce in Messico ed entra in contatto con le avanguardie artistiche del Paese. È in questo periodo, contrassegnato da una profonda autoanalisi, che l’autore sviluppa un crescente interesse per le forme e si avvicina a una sempre più radicale pulizia della visione. Scrive nel 1924: “La macchina fotografica deve essere usata per registrare la vita, per rendere la vera sostanza e la quintessenza delle cose in sé, si tratti di lucido acciaio o di carni palpitanti... Non rinuncerò a nessuna occasione per fissare interessanti astrazioni, ma sono profondamente convinto che l’unica via per accostarsi alla fotografia passi attraverso il realismo” (The Daybooksof Edward Weston. Vol. I, Mexico, George Eastman House, 1966). Questo nuovo modo di concepire la fotografia, non lontano dalle idee divulgate a New York in quel periodo da Alfred Stieglitz, si accompagna a una profonda revisione formale del suo lavoro: Weston elimina ogni tipo di manipolazione in fase di ripresa e di stampa e sperimenta una progressiva riduzione della distanza tra obiettivo e soggetto. Nel 1926 rientra negli Stati Uniti e due anni dopo si stabilisce a Carmel, in California, dove consolida le sperimentazioni avviate nel periodo messicano. Nel 1932 fonda il gruppo f/64 insieme ad Ansel Adams e altri fotografi, tra i quali Willard Van Dyke, Imogen Cunningham, Sonya Noskowiak e il figlio Brett Weston. Sostenitore di un’estetica rigida, basata sulla nitidezza dell’immagine e sull’utilizzo prettamente fotografico del mezzo, il collettivo si attesterà per diversi anni fra i gruppi più all’avanguardia degli Stati Uniti. Le idee di Weston sulla fotografia trovano diretta manifestazione nel suo lavoro di quegli anni, di cui sono entrati nella collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena alcuni tra gli scatti più classici e noti al pubblico. La convinzione che il mezzo fotografico possa condurre a una conoscenza più profonda di quanto sia possibile all’occhio nudo è alla base della sua ricerca: benché realizzati con il più aderente realismo, i suoi studi sugli ortaggi, le forme umane e gli elementi naturali superano il piano della pura rappresentazione, senza tuttavia mai giungere a una dimensione dichiaratamente mistica o spirituale. La sua perfezione formale, ricercata con una cura maniacale della tecnica, si accompagna a una straordinaria unità di visione, capace di aprire la strada alle ricerche di molta fotografia americana degli anni successivi.