Notizie storico-critiche
Sebbene si avvicini alla fotografia già trentenne, dagli anni quaranta Minor White (1908-1976) si dedica interamente a esplorare le potenzialità espressive del mezzo e alla sua diffusione come forma d’arte, divenendo una figura chiave della fotografia del Novecento. Oltre che artista è anche curatore, editore, critico e teorico della didattica. L’inesauribile impegno nell’insegnamento lo porta dalla California School of Fine Arts di San Francisco al Rochester Institute of Technology, dal MIT di Cambridge alla Princeton University. Nel 1956 organizza il primo di una serie di workshop che continuerà a tenere per decenni, e ospita per la prima volta nel suo loft di Rochester uno studente, avviando una consuetudine di residenze d’arte che vedrà coinvolto, tra gli altri, anche Paul Caponigro. Il percorso di Minor White è costellato da relazioni importanti con i protagonisti della fotografia del Novecento: nel 1946 conosce Alfred Stieglitz, le cui ricerche su equivalenti e sequenze hanno un’influenza profonda sul suo lavoro. Nello stesso anno si reca a Point Lobos da Edward Weston, con il quale si confronterà fin quasi alla sua morte, nel 1958. Con Ansel Adams, Beaumont e Nancy Newhall, Dorothea Lange e Barbara Morgan fonda nel 1952 la celebre rivista “Aperture”, poi anche casa editrice, che diviene il mezzo di diffusione del lavoro di numerosi autori e delle sue stesse ricerche, fotografiche e teoriche. Tra queste, pubblicata nel 1959, The Way through Camera Work può essere considerata il manifesto filosofico di White esplicitato attraverso 24 fotografie di autori di impostazione metafisica tra i quali, oltre lui stesso, Caponigro, Walter Chappell, Aaron Siskind e Harry Callahan. Del 1968 è invece Mirrors Messages Manifestations, una sorta di testamento visivo composto da 243 fotografie e testi tratti dalla raccolta di scritti Memorable Fancies, avviata nel 1931. Nel 1961 Frederick Sommer gli fa conoscere Capitol Reef, un luogo che, insieme a Point Lobos, costituirà una potente fonte d’ispirazione. Con Chappell stabilisce dal 1942 un’amicizia duratura, basata sulla condivisione di un misticismo esoterico ispirato alle filosofie orientali e alla dottrina di Georges Ivanovicˇ Gurdjieff. Per White la fotografia è un mezzo di espressione e di crescita personale perché in grado di interpretare il conflitto tra le forze della vita interiore e quelle del mondo esterno, in un tentativo di riconciliazione. L’astrattismo che adotta è conseguenza di un approccio mistico, quasi terapeutico all’arte: la fotografia non è documentazione ma metafora, espressione di un’esperienza interiore del fotografo che può essere letta dallo spettatore attraverso un processo intuitivo. Non vi è alcuna relazione necessaria tra l’oggetto fotografato e il senso finale dell’immagine: l’acqua, le rocce, la brina sul vetro di una finestra, un paesaggio, una decorazione natalizia, sono – a prescindere dal grado di riconoscibilità – elementi che aprono la strada alla trascendenza, spingendo il pensiero di chi guarda verso una “alterità” che trova il suo senso più profondo nella sfera spirituale dell’essere umano.