Notizie storico-critiche
Nato e cresciuto a New York, Garry Winogrand (1928-1984) inizia a fotografare a metà degli anni quaranta, durante il servizio militare. Si iscrive in seguito al City College per studiare pittura e, successivamente, alla Columbia University dove aggiunge al percorso di studi anche la fotografia. Un ulteriore e importante contributo alla sua formazione è il corso
di fotogiornalismo che completa nel 1951 alla New School for Social Research: tenuto dal fotografo e designer Alexey Brodovitch, allora art director di “Harper’s Bazaar”, trasmette a Winogrand i principi base della fotografia di strada.
Negli anni cinquanta inizia a lavorare come freelance e nei due decenni successivi – sempre più indipendente dal lavoro commerciale grazie a due Guggenheim Fellowships – orienta senza sosta l’obiettivo grandangolare della sua Leica sulla vita di New York, fotografando eventi politici e culturali, conferenze e manifestazioni di protesta, inaugurazioni di mostre e appuntamenti mondani. Il suo approccio originale, frutto di un’acuta capacità di osservazione del comportamento umano unita a rapidità istintiva e a uno sguardo ironico e libero, conquista il sostegno del curatore John Szarkowski che lo include nella mostra “New Documents” (MoMA, 1967) insieme a Diane Arbus e Lee Friedlander. Lo sguardo onnivoro che Winogrand rivolge alla strada non trascura ovviamente le donne, oggetto di una pubblicazione del 1975 dal significativo titolo Women are Beautiful. La mostra e il libro Public Relations (1977) raccolgono invece un’ampia selezione di immagini curata dal fotografo Tod Papageorge: il progetto testimonia la nascita di una nuova era, che vede crescere in maniera esponenziale il potere dei media e il loro impatto sulla vita pubblica, al punto che alcuni eventi sembrano essere organizzati e vissuti a loro esclusivo beneficio. Nel 1979, grazie a una terza borsa Guggenheim, Winogrand si trasferisce
a Los Angeles, dove fa base alcuni anni per documentare la vita californiana. Riconosciuto quale indiscusso protagonista della street photography, Winogrand ha sempre rifiutato qualsiasi tipo di categorizzazione sostenendo di essere semplicemente un fotografo e di essere spinto dalla curiosità di scoprire come, a ogni scatto, la fotografia – e il suo implicito atto di porre quattro margini intorno a un insieme di informazioni – sottoponga la realtà a un inevitabile processo di trasformazione. Entusiasmato dalla capacità di lettura del reale di Walker Evans e dallo stile personale e libero di Robert Frank, si affida al proprio istinto e al potere della fotografia di vedere più di quanto possa fare l’occhio umano, ponendosi in naturale antitesi con la teoria della pre-visualizzazione di Ansel Adams ed Edward Weston. La sua insaziabile curiosità è alla base di una attività eccezionalmente prolifica, testimoniata dall’enorme quantità di stampe e negativi lasciati al momento della sua scomparsa in Messico, oggi conservati negli archivi del Center for Creative Photography di Tucson.